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Nell’ora che vespertina Venere di
sua luce
l’orizzonte ingemma,
in achea dimora i doni di Cerere e
Diana
a cantore errante offrire
su parco desco
da Dioniso onorato col mero
dei suoi tralci.
Quindi, accanto al focolare, da Efesto
scaldati, illuminati,
di bene, male e di umano vivere
eterna metafora,
le mirabili vicende di eroi e dèi
sentir narrare,
che a nobile operare l’animo
accendano
e la mente.
Poi, quando bassa è la luna
all’orizzonte,
le stelle più luminose in cielo
e il fuoco ormai spento,
riposta la lira l’aedo,
in folti velli avvolti su rozzo
giaciglio,
lasciar che sciolga Morfeo
le nostre membra esauste e dalle cure
ci sollevi.
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